Introduzione alla Scansione Digitale e alla Prestampa by AGFA

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Non ci devono essere sovrapposizioni e si deve perseguire una politica che consenta di non rimanere legati al concetto di “consumo” di cultura e ad un rapporto passivo nei suoi confronti. Nell’ambito del restauro, ad esempio, la collaborazione può portare alla soluzione del problema dei tempi, così da non intervenire solo in caso di emergenza e ridurre i tempi dei lavori. Nel 1994 l’allora soprintendente ai Beni architettonici e ambientali di Napoli Mario De Cunzo scriveva: La valorizzazione è l’aumento di valore di mercato degli edifici di un centro storico.

Da quanto emerso finora, se si vuole davvero puntare su un modello di sviluppo economico basato sullo sfruttamento (qui inteso nella sua accezione positiva di utilizzazione più razionale e funzionale possibile) dei beni culturali è necessario compiere un ulteriore passo: da una politica concentrata principalmente sulla loro tutela ad una che fa invece leva sulla loro valorizzazione. Ovviamente questo non significa relegare la prima ad un ruolo marginale privo di rilievo, dal momento che, come abbiamo visto, risulta indispensabile ai fini della salvaguardia dei beni stessi, bensì cercare di farsi più sensibili alle ragioni della seconda; significa non accontentarsi di porre dei divieti sull’utilizzo dei beni, ma adoperarsi affinché essi possano esprimere tutte le loro potenzialità; significa non affidare la politica di valorizzazione a interventi straordinari di finanziamento (FIO, Giacimenti culturali) e a leggi speciali, ma collocarla al centro di un’attenta e precisa programmazione; significa porsi attivamente e non passivamente nei confronti del patrimonio culturale.

40 I soggetti privati, oltre che di risorse finanziarie, possono essere portatori anche di competenze tecniche, scientifiche, informatiche, logistiche e di comunicazione e di «professionalità indispensabili per superare il grave limite di autoreferenzialità dei poli culturali e creare un circuito di interscambio con le realtà esterne e con la domanda» (Palamenghi Crispi, 1999, p. 94). L’interazione pubblico/privato risulta fondamentale per non rimanere fossilizzati sulla tutela e per proiettarsi invece verso la funzione “conoscenza” del patrimonio, cioè verso la sua valorizzazione.

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